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Dicono di noi
Due frane sulla provinciale cieca
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Le
fosse di S. Agata Feltria
Eccoci a S. Agata Feltria, gioiello quattrocentesco tra Marche e Romagna, in Valmarecchia. Il nostro itinerario goloso si snoda lungo poche centinaia di metri e percorre l'antica strada che unisce piazza Garibaldi, la piazza principale, al Sasso del Lupo, il masso di roccia arenaria che domina il paese, e sul quale sorge il castello (Rocca Fregoso, XII secolo).
L'antica via Nastasini è disseminata di fosse costruite attorno al 1430 quando il paese, che allora si trovava sotto la Signoria dei Malatesta di Rimini, si preparava all'assedio di Federico II Duca di Montefeltro. Ci accompagna in questa visita Franco Vicini, animatore dell'Angolo del Buongustaio e appassionato cultore di storia locale. "Inizialmente utilizzate per conservare grano, le fosse furono poi destinate a conservare formaggio. Nell'economia tradizionale di S. Agata Feltria il formaggio era fondamentale, dice Vicini, c'era anche chi pagava l'affitto dei terreni col formaggio!". Sul Sasso del Lupo sono state ritrovate una quarantina di fosse, 18 delle quali sono tuttora perfettamente funzionanti, e in qualche caso visitabili. Le fosse si presentano come grandi cisterne, con una profondità che può arrivare fino a 3 metri, ed un diametro di due metri e mezzo. La più grande concentrazione di fosse si trova in via Orazio Fregoso, nella cantina di Cleto Vicini, un vero e proprio antro dantesco che costeggia le antiche mura di difesa, nel quale si trovano, una accanto all'altra, ben sette fosse, con ancora i segni evidenti degli scalpelli con i quali furono aperte. Se giungete a S. Agata Feltria nel mese di agosto può capitarvi di assistere all'infossatura del formaggio pecorino, precedentemente stagionato per un periodo di tre mesi, e contenuto in sacchi di lino. L'interno delle fosse viene rivestito di paglia, che funge da camicia di protezione e separazione dalla roccia, esattamente come indicato da Francesco di Giorgio Martini, il celebre architetto militare che, oltre ad occuparsi della rocca dei Fregoso, Signori di S. Agata, prescrisse esattamente come andava costruita una fossa e quali accortezze si dovevano prevedere perché il suo contenuto potesse conservarsi. Quello che Francesco di Giorgio non aveva previsto era che il formaggio, dopo una stagionatura all'interno della fossa di circa 3 mesi, avrebbe acquisito un sapore straordinario, per ottenere il quale è severamente vietato l'utilizzo di erbe aromatiche, e di nient'altro che non sia paglia di grano. All'interno delle fosse la temperatura è di circa 16/17 gradi, una temperatura che resta costante tutto l'anno. Ogni fossa viene poi chiusa con una copertura in legno o in pietra, e sigillata con gesso; sarà poi riaperta il 25 novembre, giorno di Santa Caterina, così come vuole la tradizione.
Prima di partire da S. Agata ci sono almeno altri due "must" da vedere:
Per
acquistare il formaggio di fossa Il formaggio di fossa è un formaggio morbido-friabile, aromatico, dal sapore dolce piccante, che va assaporato poco per volta, ed è gustosissimo col miele, meglio se di castagno, o con l'aceto balsamico come antipasto. Viene definito formaggio da meditazione. Chi desidera acquistare il formaggio di fossa, o semplicemente assaggiarlo, trova a S. Agata Feltria tre negozi nel giro di cento metri, tra piazza Garibaldi e via Vittorio Emanuele. Vi sono poi due fiere specializzate per il formaggio di fossa: a Talamello, grazioso paese della Valmarecchia, a 10 minuti da S. Agata in direzione Rimini, durante la prima e la seconda domenica di novembre, e a Sogliano al Rubicone, in terra di Romagna, durante la terza e la quarta domenica di novembre. Ma se ne può trovare anche durante la fiera del tartufo di S. Agata, nelle domeniche di ottobre. Per visitare le fosse, o i monumenti del paese, e per le informazioni sulle fiere ci si può rivolgere alla Pro Loco, in piazza Garibaldi (0541-848022). Ricetta
intrigante Un crostino di pane caldo come base, una fettina sottile di lardo di Colonnata, uno strato di lenticchie di Castelluccio di Norcia cotte in umido e, sopra tutto, scaglie di formaggio di fossa. Per
saperne di più Graziano Pozzetto "C'era una volta il formaggio di fossa, C'è ancora?", Panozzo editore, Rimini 2000
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Carissimi, In un catalogo francese si propone, per l'ottobre 2003, un soggiorno sulla costa romagnola (Cervia) e una giornata a Sant'Agata Feltria. Traduco dal catalogo francese: "Dopo la colazione, partenza per Sant'Agata Feltria, piccolo paese dell'interno ROMAGNOLO!!!!, dove c'è la festa del tartufo. Nel centro storico, numerosi stands propongono prodotti locali come il formaggio pecorino, i salumi, il miele, il prezioso tartufo bianco e i prodotti dell'artigianato locale". Ciao Paolo
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Una lezione su Giuseppe Valli Maurizio Seripa (Il Ponte, 19 aprile 2001) |
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Ecco come il semiologo Giampaolo Proni (docente al politecnico di Mi) ha giudicato il nostro sito su Chiamami Città, giornale di Rimini
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Democrazia e informazione Lo trovate all'indirizzo: http://digilander.iol.it/santagatafeltria/
Castelli... on line "I piccoli comuni non diventino un ricovero", è l'auspicio della redazione e la sintesi della situazione demografica e economica di questi centri. Molti di essi non sono affatto abbandonati: sono stati ripopolati da coloro che, anziani, li avevano lasciati per lavorare. Da qui il rischio di 'diventare ricoveri'. Il trend di ritorno ai piccoli centri, quasi tutti collinari o montani, è tuttavia evidente. Le città italiane sono così malridotte, a causa di decenni di incuria delle amministrazioni locali e centrali, che il desiderio di fuga sta prevalendo sui motivi di interesse economico. Non sono pochi i redditi medio-alti che, riuscendo a organizzarsi, lasciano Milano o Roma, ma anche Bologna o Firenze, per abitare fuori. Molto spesso gli ostacoli sono il lavoro e la scuola, soprattutto le superiori, non sempre vicine ai piccoli centri. Il telelavoro e una diversa organizzazione della scuola potrebbero rafforzare notevolmente questa tendenza, aiutando nello stesso tempo le città e le campagne. La Rocca, cioè il gruppo di persone che anima la testata, rappresenta una visione importante sui piccoli comuni. E' infatti facile trasformare questi paesi in piccole mete turistiche e centri per anziani, frequentati da pochi turisti nei week end e abitati da pensionati. Ma è un rischio anche farli diventare quartieri dormitorio, se sono facilmente raggiungibili dalle città, deserti di giorno e la sera popolati di televisori. Oggi tuttavia le classi medie si stanno rendendo conto che la qualità della propria vita ha un costo, un differenziale di reddito che però può valere la pena di pagare. Fare un po' meno carriera e guadagnare un po' meno ma avere una casa, una comunità, l'aria pulita, le strade sicure anche di notte, il parcheggio per l'auto. Ma perché dover pagare questo pegno? La sfida è ripensare la territorialità in modo da rendere ininfluente rispetto alle opportunità di lavoro risiedere in un piccolo centro, soprattutto in Italia, dove le distanze sono veramente minime. Questo può riportare alla vita le migliaia di paesi, alcuni splendidi, che oggi languiscono. La Rocca mi sembra voglia fare sua questa missione. Sant'Agata, inoltre, è così bella e siede in un'area così suggestiva da poter rappresentare un esempio al riguardo.
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