Dicono di noi

Le fosse di S.Agata Feltria (da un'articolo di G.Dall'Ara pubblicato su Repubblica del 10 Luglio 2003 nell'inserto "I Viaggi")

Due frane sulla provinciale cieca

Nell'Ile de France

Una lezione su Giuseppe Valli

Castelli on line

 

 

 

Le fosse di S. Agata Feltria  

 

Eccoci a S. Agata Feltria, gioiello quattrocentesco tra Marche e Romagna, in Valmarecchia. Il nostro itinerario goloso si snoda lungo poche centinaia di metri e percorre l'antica strada che unisce piazza Garibaldi, la piazza principale, al Sasso del Lupo, il masso di roccia arenaria che domina il paese, e sul quale sorge il castello (Rocca Fregoso, XII secolo).

 

L'antica via Nastasini è disseminata di fosse costruite attorno al 1430 quando il paese, che allora si trovava sotto la Signoria dei Malatesta di Rimini, si preparava all'assedio di Federico II Duca di Montefeltro.

Ci accompagna in questa visita Franco Vicini, animatore dell'Angolo del Buongustaio e appassionato cultore di storia locale. "Inizialmente utilizzate per conservare grano, le fosse furono poi destinate a conservare formaggio. Nell'economia tradizionale di S. Agata Feltria il formaggio era fondamentale, dice Vicini, c'era anche chi pagava l'affitto dei terreni col formaggio!".

Sul Sasso del Lupo sono state ritrovate una quarantina di fosse, 18 delle quali sono tuttora perfettamente funzionanti, e in qualche caso visitabili. Le fosse si presentano come grandi cisterne, con una profondità che può arrivare fino a 3 metri, ed un diametro di due metri e mezzo. La più grande concentrazione di fosse si trova in via Orazio Fregoso, nella cantina di Cleto Vicini, un vero e proprio antro dantesco che costeggia le antiche mura di difesa, nel quale si trovano, una accanto all'altra, ben sette fosse, con ancora i segni evidenti degli scalpelli con i quali furono aperte.

Se giungete a S. Agata Feltria nel mese di agosto può capitarvi di assistere all'infossatura del formaggio pecorino, precedentemente stagionato per un periodo di tre mesi, e contenuto in sacchi di lino. L'interno delle fosse viene rivestito di paglia, che funge da camicia di protezione e separazione dalla roccia, esattamente come indicato da Francesco di Giorgio Martini, il celebre architetto militare che, oltre ad occuparsi della rocca dei Fregoso, Signori di S. Agata, prescrisse esattamente come andava costruita una fossa e quali accortezze si dovevano prevedere perché il suo contenuto potesse conservarsi. Quello che Francesco di Giorgio non aveva previsto era che il formaggio, dopo una stagionatura all'interno della fossa di circa 3 mesi, avrebbe acquisito un sapore straordinario, per ottenere il quale è severamente vietato l'utilizzo di erbe aromatiche, e di nient'altro che non sia paglia di grano.

All'interno delle fosse la temperatura è di circa 16/17 gradi, una temperatura che resta costante tutto l'anno. Ogni fossa viene poi chiusa con una copertura in legno o in pietra, e sigillata con gesso; sarà poi riaperta il 25 novembre, giorno di Santa Caterina, così come vuole la tradizione.

 

Prima di partire da S. Agata ci sono almeno altri due "must" da vedere:

  • il teatro Mariani, uno dei più antichi d'Italia interamente in legno, fu scelto da Vittorio Gassman per le celebri letture dantesche, andate in onda su Rai 2, a metà anni '90,

  • la chiesa di San Girolamo, che conserva una splendida pala d'altare di Pietro da Cortona.

 

Per acquistare il formaggio di fossa

Il formaggio di fossa è un formaggio morbido-friabile, aromatico, dal sapore dolce piccante, che va assaporato poco per volta, ed è gustosissimo col miele, meglio se di castagno, o con l'aceto balsamico come antipasto. Viene definito formaggio da meditazione. Chi desidera acquistare il formaggio di fossa, o semplicemente assaggiarlo, trova a S. Agata Feltria tre negozi nel giro di cento metri, tra piazza Garibaldi e via Vittorio Emanuele.

Vi sono poi due fiere specializzate per il formaggio di fossa:

a Talamello, grazioso paese della Valmarecchia, a 10 minuti da S. Agata in direzione Rimini, durante la prima e la seconda domenica di novembre,

e a Sogliano al Rubicone, in terra di Romagna, durante la terza e la quarta domenica di novembre.

Ma se ne può trovare anche durante la fiera del tartufo di S. Agata, nelle domeniche di ottobre.

Per visitare le fosse, o i monumenti del paese, e per le informazioni sulle fiere ci si può rivolgere alla Pro Loco, in piazza Garibaldi (0541-848022).

Ricetta intrigante

Un crostino di pane caldo come base, una fettina sottile di lardo di Colonnata, uno strato di lenticchie di Castelluccio di Norcia cotte in umido e, sopra tutto, scaglie di formaggio di fossa.

Per saperne di più

Graziano Pozzetto "C'era una volta il formaggio di fossa, C'è ancora?", Panozzo editore, Rimini 2000

 

 

 

 

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Due frane sulla provinciale cieca

L'articolo pubblicato in prima pagina sulla Rocca del mese di dicembre è stato ripreso dalla stampa: dal settimanale Il Ponte e dal Resto del Carlino, quest'ultimo con due articoli. Gli articoli sono stati inviati alla Provincia di Pesaro con la speranza che provveda. Ecco l'articolo pubblicato dal Carlino il 4 gennaio 2003.

Prima il "buio" adesso le frane. Quei sette chilometri di strada provinciale che collegano Sant'Agata Feltria a Perticara continuano a far dannare gli automobilisti. Alcuni si erano già lamentati pubblicamente sul periodico 'Rocca', auspicando una raccolta di firme per la sistemazione dell'arteria, priva di riga bianca di mezzeria, e di strisce gialle, e con scarsi catarifrangenti, "accorgimenti" necessari soprattutto in questo periodo invernale dove la nebbia la fa da padrona. 
"Il ciglio della strada è assolutamente impercettibile in queste nottate invernali". Sullo stesso tratto insistono pure due frane, una all'altezza di Botticella, l'altra verso bivio Perticara, posizionata all'uscita di una curva. 
"Alla cattiva visibilità va aggiunto il pericolo creato da questi tratti accidentati", lamenta il sindaco Goffredo Polidori, il quale ha segnalato la delicata situazione a ex Genio civile e Provincia. Pesaro aveva promesso un intervento sulle strisce, ma la strada è ancora "buia". A primavera è prevista l'asfaltatura del tratto Passanante-Madonna del Soccorso (4 km); sarà quella l'occasione in cui la provincia doterà la strada di una linea di mezzeria? "Ma il pericolo nebbia incombe ora", fa notare Polidori. 

 

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Carissimi,
oggi ho piacevolmente scoperto che Sant'Agata Feltria è particolarmente conosciuta in Francia (soprattutto nell'Ile de France).

In un catalogo francese si propone, per l'ottobre 2003, un soggiorno sulla costa romagnola (Cervia) e una giornata a Sant'Agata Feltria.

Traduco dal catalogo francese: "Dopo la colazione, partenza per Sant'Agata Feltria, piccolo paese dell'interno ROMAGNOLO!!!!, dove c'è la festa del tartufo.

Nel centro storico, numerosi stands propongono prodotti locali come il formaggio pecorino, i salumi, il miele, il prezioso tartufo bianco e i prodotti dell'artigianato locale". 

Ciao Paolo

 

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Una lezione su Giuseppe Valli

Un uomo singolare, capace persino di rifiutare la pensione, e un poeta tanto sconosciuto quanto capace. Di Giuseppe Valli si è parlato a Rimini, presso la sede della Libera Università popolare "Igino Righetti", alla presenza del
presidente Sergio Ceccarelli, dello scrittore Benedetto Benedetti e di un folto pubblico. Relatore, il prof. Giancarlo Dall’Ara, personaggio di spicco nell’ambito culturale feltresco e nazionale, capace di variare, con competenza, dal turismo alla narrativa, dall’arte alla storia. Dall’Ara, che è dotato di una curiosità che a sua volta incuriosisce e
appassiona, è apprezzato docente di marketing presso l’Università di Perugia, ed autore del libro "Giuseppe Valli: vita e opere di un uomo singolare", Ed. Chiamami Città, Rimini. Ricordo, tanti anni fa, che Domenico Ottaviani, poeta leontino, mi disse: Il poeta più grande in assoluto per me è Giuseppe Valli, di S. Donato, anche se non è ancora considerato per quello che è, forse perché è nato a S. Donato. Era la prima volta che udivo quel nome, e non me ne sono mai interessato. Ora, grazie alla pubblicazione curata da Giancarlo Dall¹Ara, credo di poter dire che aveva ragione, Ottaviani. Valli, autodidatta, colto, nacque a S. Donato di San Donato, piccolo borgo vicino a Sant’Agata Feltria nel 1894 e morì nel 1983. Seppur nei limiti di situazioni difficili, ambientali, caratteriali, montefeltresche, nate dalla chiusura paesistica che diventa ossessiva, il gusto del Trecento stilnovista è arrivato al ‘900 fino ai giorni nostri attraverso i temi concettuali e gli elementi stilistici caratterizzanti, anche umili, di Valli, con sonetti, ballate e canzoni,
nella lingua a noi più cara. Valli aderisce mirabilmente a certi caratteri propri dello stilnovo. Con le sue opere afferma la dignità del dialetto in lui, più nobile della lingua letteraria ufficiale. Le poesie di Valli, talvolta sono bellissime e inalterate, come ne "La mi cà", la sua casa infantile da lui idealizzata: "In cima a un grepp, la cà do che a so net, /
L’è ‘na cà roza tota grezza e nira, / ma la m’è chèra; dal finestri u s’mira /di mont ad ondi ad mer, tott frastaièt. / Da tott el perti e’ vent e soffia e tira/ I ann piò bell a iò pass què dla mi vida, / quand a sera burdel e da ragazz.

Un plauso vada al prof. Ceccarelli che con le sue iniziative culturali riminesi sta dando lustro al mondo minerario di Perticara e alla cultura della Valmarecchia, assai più di quanto abbiano fatto finora le singole Amministrazioni locali, con gli Assessorati alla cultura.

Maurizio Seripa (Il Ponte, 19 aprile 2001)

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Ecco come il semiologo Giampaolo Proni (docente al politecnico di Mi) ha giudicato il nostro sito su Chiamami Città, giornale di Rimini 

 

 

Democrazia e informazione

 
"E' nata la versione online di La Rocca, notiziario di storia e attualità di Sant'Agata Feltria, diretto da Giancarlo Dall'Ara.

Lo trovate all'indirizzo: http://digilander.iol.it/santagatafeltria/ 


Castelli... on line

Il primo numero è aperto da un interessante articolo sui piccoli comuni, quelli con popolazione sotto i 2000 abitanti.

"I piccoli comuni non diventino un ricovero", è l'auspicio della redazione e la sintesi della situazione demografica e economica di questi centri.

Molti di essi non sono affatto abbandonati: sono stati ripopolati da coloro che, anziani, li avevano lasciati per lavorare.

Da qui il rischio di 'diventare ricoveri'.

Il trend di ritorno ai piccoli centri, quasi tutti collinari o montani, è tuttavia evidente.

Le città italiane sono così malridotte, a causa di decenni di incuria delle amministrazioni locali e centrali, che il desiderio di fuga sta prevalendo sui motivi di interesse economico.

Non sono pochi i redditi medio-alti che, riuscendo a organizzarsi, lasciano Milano o Roma, ma anche Bologna o Firenze, per abitare fuori.

Molto spesso gli ostacoli sono il lavoro e la scuola, soprattutto le superiori, non sempre vicine ai piccoli centri.

Il telelavoro e una diversa organizzazione della scuola potrebbero rafforzare notevolmente questa tendenza, aiutando nello stesso tempo le città e le campagne.

La Rocca, cioè il gruppo di persone che anima la testata, rappresenta una visione importante sui piccoli comuni.

E' infatti facile trasformare questi paesi in piccole mete turistiche e centri per anziani, frequentati da pochi turisti nei week end e abitati da pensionati.

Ma è un rischio anche farli diventare quartieri dormitorio, se sono facilmente raggiungibili dalle città, deserti di giorno e la sera popolati di televisori.

Oggi tuttavia le classi medie si stanno rendendo conto che la qualità della propria vita ha un costo, un differenziale di reddito che però può valere la pena di pagare.

Fare un po' meno carriera e guadagnare un po' meno ma avere una casa, una comunità, l'aria pulita, le strade sicure anche di notte, il parcheggio per l'auto.

Ma perché dover pagare questo pegno? La sfida è ripensare la territorialità in modo da rendere ininfluente rispetto alle opportunità di lavoro risiedere in un piccolo centro, soprattutto in Italia, dove le distanze sono veramente minime.

Questo può riportare alla vita le migliaia di paesi, alcuni splendidi, che oggi languiscono.

La Rocca mi sembra voglia fare sua questa missione.

Sant'Agata, inoltre, è così bella e siede in un'area così suggestiva da poter rappresentare un esempio al riguardo. 

(Giampaolo Proni)

 

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