Battaglie della Rocca

 

 

 

 

Ritrovato il quadro detto di Raffaello

Appello per salvare gli Archivi Storici santagatesi

 

 

Ritrovato il quadro detto di Raffaello

 

L'avevano preso i Francesi, adesso si trova a Milano

 

S. Agata Feltria in passato era così piena di capolavori che esistevano –documenti alla mano- ben due "Pietà", due quadri cioè che proponevano l’immagine classica del Cristo morto.

Il primo si trovava nella chiesa di San Girolamo, sull’altare dedicato a San Giovanni Battista. Si trattava di un lascito effettuato il 2 aprile del 1578 dalla famiglia Correali. Nell’atto conservato presso l’Archivio di Stato di Pesaro il quadro era "detto" opera del celebre Raffaello Sanzio. Il dipinto ritraeva una deposizione di Cristo nel sepolcro assistito da due angeli. Di questo quadro è documentata la presenza a S. Agata almeno sino al 1808 anno nel quale le truppe napoleoniche ne fecero richiesta al Comune.

Quanto accadde in seguito può essere finalmente raccontato dalla Rocca.

Nel 1808 il Comune, almeno inizialmente, rifiutò di consegnare il quadro al Demanio di Forlì che ne aveva fatto richiesta per conto dei Francesi, ma le resistenze furono superate dai Francesi che si comportavano per quello che erano: truppe di occupazione. Dovette ingolosirli l'idea che si trattasse di un'opera di Raffaello. Così presero il quadro e la portarono dapprima a Venezia, poi successivamente a Milano.

Lo storico dell’arte Alessandro Marchi ed il Dr. Matteo Ceriana della Soprintendenza dei Beni Culturali di Milano ci hanno aiutato a chiarire il mistero.

Il dipinto detto di Raffaello era in realtà opera del pittore spagnolo Pedro Berruguete che visse presso la corte di Federico da Montefeltro, duca di Urbino. Federico era padre di Gentile Feltria che ebbe da lui in dote S. Agata ed i suoi castelli allorquando sposò Agostino Fregoso. Le nozze tra i due vennero decise nel 1475. Le date, la descrizione del quadro, tutto combina. In più il Dr. Ceriana ha ritrovato un documento dell'epoca napoleonica che contiene l'elenco delle opere d'arte che i Francesi tolsero a S. Agata nel 1808, e c'è anche il quadro in questione.

Alla morte di Gentile, madre di Ottaviano e Federico Fregoso Signori di S. Agata, il quadro passò alla famiglia Correali che lo donò a San Girolamo. Quel quadro si trova oggi a Milano, esposto nel Museo di Brera. Lo rivedremo mai a S. Agata?

A S. Agata però esisteva un’altra Pietà dipinta attorno al 1480 da Vittore Crivelli, pittore veneziano, ritraente il Cristo morto avvolto nel sudario e sorretto da Maria e da San Giovanni. Questo quadro si trovava nella sede della Congregazione di Carità in via Benucci, proprio di fronte all’Ospedale, fin quando nel 1950 fu dato in prestito alla Sovrintendenza di Urbino per una grande Mostra sull’arte veneta che si doveva tenere ad Ancona. Nonostante i documenti dell’epoca mostrino l’impegno da parte della Sovrintendenza alla restituzione del quadro, l’opera del Crivelli è ancora esposta nella Galleria nazionale di Urbino, costituendo motivo periodico di polemica.

I santagatesi e gli storici di questo secolo avevano pensato che il quadro detto di Raffaello fosse quello dipinto dal Crivelli, tuttora "trattenuto", ad Urbino. Perché anche il quadro del Crivelli è una Pietà ed è considerato dipinto di grande valore.

Per inciso, sino ad oggi il Comune di S. Agata non ha fatto niente per fare tornare i due quadri in paese, ma noi continuiamo la nostra battaglia.

-torna al sommario-

 

Appello per salvare gli Archivi Storici santagatesi

 

Premessa: un archivio storico è al tempo stesso una raccolta di scritti e di documenti importanti per conoscere e capire il passato ed il presente di una Comunità, nonché, spesso, un patrimonio di documenti di valore. In diverse località alcuni archivi storici sono diventati "generatori" di turismo (studenti, studiosi, appassionati…), cioè generatori di reddito.

Se avete letto il libro di storia di S. Agata Feltria scritto da Giuseppina Maffei e pubblicato dal Comitato Fiere nel 1991 ricorderete che la Maffei parlava di diversi archivi storici a S. Agata Feltria, perché tutte le famiglie storiche ne avevano (dai Celli ai Luchesi). Dove sono finiti?

Un altro storico, Luigi Dominici, ha denunciato la scomparsa di un archivio molto importante, quello di Guido Pagetti da Scavolo. Sulla Rocca abbiamo parlato di una altro archivio che doveva essere enorme, quello di Crescentino Giannini, anche questo non si sa che fine abbia fatto. Per venire a tempi più recenti: dove è finita la biblioteca del "Gabinetto di Lettura" veneranda istituzione santagatese? Un archivio che si è salvato è quello che si trovava alla Rocca e che è finito, purtroppo, presso l’Archivio di Stato di Pesaro, dove giace da molti anni, non ancora catalogato completamente. Il che significa che è solo in parte consultabile. Se però è vera la denuncia che fu fatta nella tesi di laurea di una ragazza santagatese a metà degli anni ’70 anche quell’archivio è incompleto. La giovane scriveva infatti "Qualche libro circa l’illustre famiglia genovese dei Fregoso, che qualche ottuagenario ricorda essere conservato nell’archivio mandamentale di S. Agata, pare essersi volatilizzato, e quel che è peggio nessuno ne sa più niente dal momento in cui un camion ha portato via questi testi, lasciando per fortuna gli atti notarili". L’archivio di Pereto è stato bruciato negli anni ’60. Sapete invece dove è custodito, si fa per dire, quel che resta del Centro di Lettura gestito per anni con passione dal maestro Flenghi? In alcune cassette di frutta. Quanto agli archivi antichi del Comune l’augurio è che i prossimi amministratori li conservino nel modo migliore (cioè meglio di oggi) e li valorizzino.

-torna al sommario-