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Un
weekend nella terra dei castelli
Dalla
rivista Medioevo di Gennaio 2003 abbiamo tratto questo bell’articolo
di Francesco Pirani

CON
PARTENZA DA SAN LEO, UNICA VERA CITTA' DEL MONTEFELTRO, ANDIAMO ALLA
RISCOPERTA DI UNA REGIONE RICCA DI STORIA, CHE HA OFFERTO NEI SECOLI LO
SCENARIO IDEALE ALLA PROLIFERAZIONE DI INSEDIAMENTI FORTIFICATI
Alla
parola Montefeltro il pensiero corre immediatamente a Urbino e al suo
splendido palazzo rinascimentale, testimonianza della raffinata stagione
artistica fiorita nel XV secolo alla corte del duca Federico.
Ma
in realtà basta guardare la carta geografica per scoprire che Urbino
non si trova affatto nel Montefeltro, mentre appartengono a questa
regione il lembo settentrionale dell'entroterra marchigiano, una piccola
parte della Toscana orientale e l'intero territorio della Repubblica di
San Marino.
Uno
scorcio del panorama del Montefeltro
che
si gode dalla rocca di S.Leo

Proprio
nel cuore del Montefeltro storico si snoda il nostro suggestivo
itinerario alla scoperta di borghi medievali, castelli e fortificazioni
rinascimentali, conventi e pievi rurali. Il tutto immerso in un
paesaggio naturale, quello compreso fra le valli del Marecchia e del
Foglia, contrassegnato da una forte individualità' morfologica: dalla
parte degli Appennini si stagliano inconfondibili all'orizzonte le cime
del Monte Carpegna, del Sasso Simone e Simoncello, mentre nell'area
alto-collinare ampie valli ricoperte da fitti boschi sono interrotte da
picchi aspri e improvvisi, costellati di insediamenti storici.
"Terra
di castelli" venne detta sin dall'Alto Medioevo quest'area
geografica di cerniera tra la regione adriatica l'Italia
centrooccidentale.
In
effetti la conformazione orografica del Montefeltro ha offerto nei
secoli uno scenario ideale per la proliferazione di insediamenti
fortificati, così come per l'affermarsi e il consolidarsi di molte
piccole comunità dotate di ampie autonomie locali.
UN
ARCIPELAGO DI MICROCITTA’
Il
Montefeltro può essere infatti definito a giusto titolo come un
arcipelago di "'microcittà", fatto di tanti centri minori mai
completamente assoggettati agli Stati territoriali che nei secoli si
sono affacciati su questo territorio, dal Ducato d'Urbino alla
Repubblica fiorentina.
Comunità
tenaci e stirpi signorili ben radicate hanno ordito con la loro fitta
presenza e le incessanti lotte la trama delle vicende storiche di questa
regione. E se di ininterrotte guerre per l'egemonia è fatta la storia
del Montefeltro non stupisce che tra gli aspetti di maggior interesse
turistico siano da annoverare castelli, rocche e fortificazioni, molti
dei quali portano un marchio architettonico inconfondibile, quello di
Francesco di Giorgio Martini, il più celebre architetto militare del
Rinascimentoi Italiano.
Il
percorso che proponiamo si snoda lungo strade secondarie collegate alla
direttrice.SS 258 Rimini-SanSepolcro: le vie panoramiche; dal tracciato
a volte un pò tortuoso, richiedono pertanto tempi di percorrenza un pò
superiori a quanto le ridotte distanze chilometriche farebbero supporre.
La
durata di un weekend è quanto il nostro viaggio richiede per apprezzare
i principali aspetti storico artistici proposti, ma si può considerare
la possibilità di dedicare altro tempo per esplorare le notevoli
bellezze naturalistiche - una per tutte, il Parco regionale del Sasso
Simone e Simoncello -e per praticare alcune fra le numerose attività
che le ottime strutture turistiche consentono di organizzare:sport
invernali, trekking a cavallo, mountain bike su percorsi appositamente
predisposti, cicloturismo.
Iniziamo
la visita dall'unica città degna di questo titolo nel Montefeltro, San
Leo, che si erge su un alto sperone roccioso con le pareti a strapiombo
sulla valle del Marecchia.
COME
IL MONTE DEL PURGATORIO
Per
chi proviene dai dolci declivi degradanti verso la costa adriatica,
quell'enorme masso calcareo osservato dal basso assicura una vista
mozzafiato: si può comprendere dunque facilmente perché Dante nella Commedia
ne utilizzi l’immagine per descrivere le aspre balze del monte del
Purgatorio. Il piccolo centro abitato di San Leo, rimasto intatto
dall'epoca medievale, si stringe attorno alla pieve romanica, uno dei
più antichi edifici religiosi della regione, innalzata in età
carolingia e poi reimpostata nel secolo XI su pianta basilicale: la
muratura esterna, in conci d'arenaria e pietra calcarea, è scandita nei
fianchi da lesene e completata da tre absidi decorate di archetti
pensili; l'interno, a impianto longitudinale su tre navate, presenta un
presbiterio rialzato sulla cripta e conserva nell'incavo dell'abside
centrale un prezioso ciborio altomedievale.
Accanto
alla pieve si ergono, saldamente ancorate alla protuberanza del masso
roccioso, la cattedrale romanica e più oltre, isolata, la torre
campanaria.
La
chiesa, a croce latina, che ha origini altomedievali ma venne portata a
termine tra la fine del XII secolo e l'inizio del successivo, offre al
visitatore un'esemplare testimonianza di architettura romanico-lombarda.
La semplicità dell'esterno, in arenaria di colore ocra, si armonizza
con la severità dell'interno, in pietra grigia.
La
rocca di S.Leo

LA
PRIGIONE DI CAGLIOSTRO
Documenta
la ricca vicenda artistica di San Leo l'interessante Museo d'Arte Sacra,
recentemente costituito nel Palazzo mediceo, un elegante edificio di
impianto squisitamente rinascimentale realizzato ai primi del
Cinquecento per ospitare il governatore della Repubblica fiorentina, cui
la città era stata allora assoggettata.
Ma
la costruzione più suggestiva della città, sintesi mirabile tra arte e
natura, è senza dubbio la splendida fortezza che domina l'abitato
dall'alto della rupe inaccessibile. Le sue poderose mura, testimoni di
numerosi scontri militari, potrebbero raccontare molte storie: quella
dell'ultimo re d'Italia, Berengario Il, stretto in un lungo assedio
dall'imperatore Ottone I nel 963, quella del giovane Federico di
Montefeltro, duca di Urbino, protagonista di un'ardita scalata nel 1441,
quella del conte di Cagliostro, enigmatico cultore di scienze esoteriche
dell'età dei Lumi, che morì in un'angusta prigione del castello dopo
quattro anni di internamento. La forma attuale del maestoso forte si
deve all'intervento di Federico da Montefeltro, il quale fece
trasformare l'antica costruzione medievale in una delle più
spettacolari fortificazioni rinascimentali affidando i lavori a un
grande architetto, Francesco di Giorgio Martini.
Per
rendere l'edificio inespugnabile e idoneo alle nuove esigenze di guerra
maturate dopo l'introduzione delle armi da fuoco, l'artista senese
ridisegnò ex novo l'impianto del forte, prevedendo nella
realizzazione del progetto una doppia cortina tesa fra torrioni
circolari forgiati da beccatelli e facendo erigere un grande rivellino
verso sud, al di sotto del quale venne innalzata una casamatta. Il suo
intervento si rivelò efficace a giudizio unanime: Pietro Bembo, ai
primi del Cinquecento, definì infatti il forte un «mirabile arnese di
guerra».
ROCCA
FREGOSO
La
firma stilistica di Francesco di Giorgio Martini è impressa anche nella
Rocca Fregoso di Sant' Agata Feltria, anch'essa sospesa a strapiombo su
un enorme masso roccioso, ma ubicata sull'opposto versante della Val
Marecchia.

Qui
l'intervento dell'architetto senese, sollecitato sempre dal duca
d'Urbino, aveva lo scopo di trasformare un vecchio baluardo difensivo in
un'accogliente dimora fortificata destinata a una delle figlie di
Federico, andata in sposa al nobile genovese Agostino Fregoso, di cui la
rocca conserva ancor oggi il nome. Venne così realizzata una struttura
difensiva imponente verso l'esterno ma elegante al suo interno:
l'edificio racchiude infatti una cappella affrescata, stanze coperte da
bei soffitti a cassettoni e ornate da monumentali camini rinascimentali
sullo stile del palazzo di Urbino.
La
rocca quattrocentesca si presenta oggi mutila del mastio maggiore,
mentre è ben conservato il torrioncino al!'interno del quale si trova
la : cappella esagonale.
Tornando
da Sant'Agata verso la valle si incontra il minuscolo centro abitato di
Petrella Guidi, uno dei nuclei fortificati meglio conservati del
Montefeltro.
Dall'alto
si può godere della vista del girone delle case a schiera che salgono a
cerchio verso la sommità: qui sorge ancora l'antica chiesa e si ergono
le mura superstiti della rocca, affiancata da una possente, e massiccia
torre.
PENNA
E BILLI
Lungo
il fiume Marecchia le austere forme romaniche della pieve di S. Pietro
in Messa, eretta nel XII secolo in un punto strategico per la viabilità
della vallata, segnalano la svolta per raggiungere Pennabilli, il più
importante centro dell'alta valle.
La
cittadina ricorda perfino nel nome, oltre che nella sua struttura
urbana, il periodo delle aspre lotte che la insanguinarono per lungo
tempo: si compone infatti di due nuclei distinti, Penna e Billi,
sottoposti all'autorità di signori nemici ma talmente vicini fra loro,
che le battaglie venivano combattute scagliando le frecce dall'alto
delle rispettive mura.
La
piazza del paese, dominata dalle rupi dei due abitati, nacque come
simbolo di pace e punto di incontro allorché i due nuclei si strinsero
in alleanza, non prima della metà del XIV secolo. Ancora oggi appare
ben leggibile nell'impianto urbano l'identità del borgo di Penna,con il
suo reticolo di vie ortogonali sovrastato dai ruderi dell'antica
fortificazione, e del castello di Billi, cui si accede attraverso una
piccola porta originariamente dotata di ponte levatoio.
Pennabilli
conserva oggi intatta l'atmosfera medievale delle sue viuzze strette,
delle cortine murarie, delle porte d'accesso che aprono pittoresche
prospettive e angoli da scoprire.
Ad
accrescere il fascino del luogo contribuiscono gli originali
allestimenti realizzati in tutto il centro urbano dall'inventiva poetica
di Tonino Guerra: è sufficiente citare il nome di alcuni spazi di
questo singolare museo diffuso - l'Orto dei Frutti Dimenticati, il
Giardino Pietrificato, il Santuario dei Pensieri - per evocarne la
suggestione.
I
PROSCIUTTI DI CARPEGNA
Da
Pennabilli, attraverso una tortuosa strada in ripida salita, si
raggiunge in breve il valico che separa la valle del Marecchia da quella
del Foglia e dei suoi affluenti: qui si scorgono, al di sopra dei fitti
boschi, le caratteristiche conformazioni del Sasso Simone e Simoncello
da un Iato e dall'altro la poderosa mole del monte Carpegna (m 1415).
Alle
pendici di quest'ultimo si sviluppa a mezzogiorno l'omonimo centro
abitato, oggi attrezzato centro turistico, famoso fin dal XVII secolo
per i suoi squisiti prosciutti di montagna. La storia di questo centro
è strettamente legata alle vicende dei conti di Carpegna, che in questa
area seppero radicare il loro potere per molti secoli, mantenendo vivo
il proprio prestigio dal XII secolo fino a tutta l'età moderna.
Il
maestoso palazzo dei principi di Carpegna, realizzato alla fine del XVII
secolo, venne a soppiantare le ruvide architetture dell'antica dimora
medievale ispirandosi alle ville fortificate del Rinascimento
fiorentino: una rapida visita non può trascurare l'ampio salone
d'ingresso, le scuderie -sede di esposizioni temporanee -, le stalle e
le cucine dai grandissimi forni a legna.
Uscendo
dal paese si incontra la pieve romanica di S. Giovanni Battista,
perfettamente conservata, testimone del ruolo propulsore che rivestì
nel pieno Medioevo l'istituzione plebana nelle vicende insediative di
quest'area geografica.
Uno
scorcio della pieve romanica di S.Giovanni Battista

UN
VASCELLO DI PIETRA
Ripresa
la marcia in direzione di Sassocorvaro, si intravede prima, immerso tra
fitti boschi, il mastio della rocca trecentesca di Pietrarubbia e si
scorge poi in alto il castello di Macerata Feltria, un suggestivo borgo
murato che conserva intatto il suo impianto urbanistico medievale: qui
si può fare una breve sosta per ammirare l'austero palazzo del podestà
con il suo bel portale gotico in arenaria.
A
Sassocorvaro incontriamo nuovamente il genio artistico di Francesco di
Giorgio, di cui la Rocca Ubaldinesca costituisce un'alta espressione.
Il
nome della fortificazione ricorda la figura di Ottaviano Ubaldini,
consigliere e braccio destro di Federico da Montefeltro, al quale
quest'ultimo donò il fortilizio dopo averlo strappato alla dominazione
malatestiana nel 1463.
Per
il giovane architetto senese, chiamato a ristrutturare l'edificio, si
trattava allora del suo primo incarico nel Montefeltro ed egli volle
pertanto sperimentare inconsuete linee architettoniche, in modo da
rendere la fortificazione difendibile dagli attacchi delle più potenti
armi da fuoco. Postulato il principio secondo cui occorreva offrire
all'assalitore una superficie continuamente sfuggente, realizzò una
rocca a forma di un possente vascello serrato entro colossali torrioni e
singolari torri cilindriche.
L'idea
si rivelò in realtà scarsamente efficace dal punto di vista militare e
la successiva esperienza convinse Francesco di Giorgio a preferire mura
segmentate e Iati rettilinei, ma ciò non toglie nulla al fascino della
costruzione di Sassocorvaro, tanto più suggestiva quanto unica nel suo
impianto.
Dentro
le sue mura la costruzione racchiude un bel cortile d'onore su cui si
affaccia una rampa elicoidale e una loggia aperta sulle sale del piano
terra e del piano nobile: nell'ala nord, più antica, si possono
ammirare alcune eleganti sale quattrocentesche con volte a padiglione
recanti al centro gli stemmi degli Ubaldini e dei Montefeltro, mentre
nel punto carenato del Iato sud si apre un delizioso giardino pensile.
IL
CASTELLO DEI CONTI OLIVA
Il
castello di Piandimeleto, altra tappa del nostro percorso, narra la
storia di una famiglia minore del Montefeltro, i conti Oliva.
La
merlatura del castello di Piandimeleto

Nel
secondo Quattrocento, il conte Carlo Oliva -grazie a una politica di
equilibrio fra i maggiori potentati territoriali -riuscì a mantenere
viva la propria autorità in una piccola area attorno a Piandimeleto e
decise di invitarvi alcuni degli artisti che avevano già lavorato a
Urbino per trasformare il vecchio fortilizio della famiglia in una
elegante dimora rinascimentale.
Il
risultato dell'intervento fu apprezzabile: le merlature, i beccatelli e
il cammino di ronda concorrono a conferire un aspetto severo al
castello, mentre le ampie monofore e le finestre trabeate in arenaria
che si aprono nella facciata verso sud alleggeriscono i toni, suggerendo
le forme di un palazzo signorile.
La
fine sensibilità rinascimentale dei conti Oliva è testimoniata anche
dall'armoniosa cappella di famiglia nella chiesa del convento di
Montefiorentino presso Frontino. In questo autentico scrigno d'arte,
fatto realizzare da Carlo Oliva nel 1484-89, trovano posto i magnifici
monumenti sepolcrali dei genitori del conte, inginocchiatoi riccamente
intarsiati e una splendida pala d'altare di Giovanni Santi, il celebre
padre e maestro di Raffaello.
MASSA
TRABARIA
Il
nostro itinerario si conclude tornando nuovamente verso l'asse della 55
258. Nell'alta valle del Foglia merita ancora una visita il centro di
Belforte all'lsauro con il suo suggestivo castello medievale, più volte
rimaneggiato, che si staglia isolato a forma di cuneo oltre uno stretto
ponte sul torrente.
Procedendo
ancora verso ovest incontriamo due centri del Montefeltro ubicati in
territorio toscano: Sestino, sede di una bella pieve fondata nell'Alto
Medioevo, e Badia Tedalda.
Questo
territorio, il più occidentale del Montefeltro, era noto nel Medioevo
con il nome di "Massa Trabaria" in quanto da qui proveniva,
trasportato lungo il Tevere, il legname necessario per la costruzione
delle basiliche romane. Ancora oggi i fitti boschi di conifere, avvolti
nel loro millenario silenzio, ne tramandano la memoria.
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