Per conoscere ed amare S.Agata Feltria

 

 

1. Le origini e la storia antica di S. Agata Feltria

2. L’epoca medievale

3. L’epoca Rinascimentale

4. Dal 1660 al 1797

5. L’Ottocento

6. Il Novecento

 

1. Le origini e la storia antica di S. Agata Feltria

Di solito per conoscere la storia antica di un paese si fa riferimento ad iscrizioni su pietra, a resti di case e templi, a vasi e cocci, insomma a reperti antichi.
Le frane che periodicamente hanno sconvolto le terre di S. Agata Feltria però hanno lasciato ben poche tracce.
Camminando nei campi attorno al paese può capitare di raccogliere solo qualche frammento di vasellame antico, prevalentemente di epoca rinascimentale. In passato si trovavano anche resti di tombe romane, qualche moneta, e qualche lapide con iscrizioni religiose che oggi risultano in buona parte scomparse.
Così per sapere qualcosa su come sia nato il nostro paese occorre fare riferimento ai testi scritti, alle pergamene ed agli studi storici del passato.

Secondo gli storici santagatesi del passato sin dal settimo secolo prima di Cristo viveva nelle nostre terre una tribù umbra, ed un popolo, i sapinati. Il nome Sapigno, attuale frazione del comune di S. Agata Feltria deriverebbe proprio dal nome della tribù sapinate.
Oltre a loro viveva un altro popolo, quello dei Solonati. La loro “capitale” era chiamata Solona.
Di questa antica “città” parlano molti storici dell’antichità; in genere gli studiosi santagatesi del passato sono concordi nel ritenere che Solona si trovasse dove ora è il nostro paese.

Solona doveva essere una città straordinaria ed immensa che si estendeva da Montebenedetto a San Giovanni e da Montefrascone (sopra Botticella) alle Ville. Di quella città però - se mai esistì - non resta più nulla.

Nel 266 avanti Cristo i Solonati furono sottomessi a Roma.
I Romani si preoccuparono di migliorare la viabilità. Si possono vedere ancora i resti di una antica strada consolare romana vicino alla Marecchiola, ma la strada romana più importante che attraversa il nostro territorio è quella che si trova vicino a Romagnano e che porta a Pian di Bezzo dove esiste una grande necropoli.

Tra i personaggi più importanti dell’epoca romana ricordiamo Caio Fuficio Fangone di Romagnano. governatore nel Nord Africa e senatore a Roma.


La visita

· Lapidario romano presso la Pieve di Romagnano.

· Le strade romane a Romagnano e Pian di Bezzo.
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2. L’epoca medievale


Il nostro paese fu uno dei più antichi possedimenti della Chiesa di Roma, risalendo alla “donazione” di Pipino il Breve dell’anno 754.
Nel Medio Evo il paese occupava l’area tra San Girolamo ed i Barberini, e comprendeva Conventi, piazze e case della quali non resta più nulla a causa delle frane che si sono più volte abbattute in quell’area. La Rocca si trovava separata dal paese; attorno ad essa un piccolo gruppo di case che si snodava fino al braccio antico dell’attuale Convento delle Clarisse, che era una struttura civile, probabilmente circondata da un fossato.
Nell’epoca medievale S. Agata fu assoggettata a vari signorotti, tra i quali i Cavalcaconte che ne tennero il dominio per quasi due secoli. Furono quei signori a costruire poco prima dell’anno mille la rocca e, successivamente la chiesa divenuta in seguito “Collegiata”.

Nel Medio Evo Sant’Agata era attraversata da molte strade e lungo di esse sorgevano ospizi per viandanti e pellegrini, luoghi di ricovero, di cura e di preghiera. Viaggiare all’epoca non era cosa facile e le strade potevano nascondere sorprese spiacevoli.
Nel 1290 il conte Ludovico di Savoia, passando da queste parti fu assalito dal Signore di Petrella, Guido Tiberti, che lo derubò del tesoro che aveva con sè. Anche scorrerie di bande mercenarie dovevano essere frequenti.
Così di ospizi ne sorsero diversi; ve ne erano anche a Maiano ed a San Donato. Di uno di essi che si trovava a San Giovanni, si sa che era tenuto dall’ordine monastico-cavalleresco dei Templari.
Secondo diversi storici nel 1213 nel nostro paese giunse anche San Francesco, che era in viaggio verso San Leo.

Fu probabilmente la sorella di Santa Chiara, Agnese, a fondare il primo convento di suore clarisse del nostro territorio, che allora si trovava a S. Antimo, e che solo nel XV secolo fu trasferito in paese.

Tra i santagatesi più celebri dell’epoca va ricordato fra Donato, un francescano molto abile nell’oratoria e tenuto in grande considerazione dalla nobiltà riminese. Per gli studiosi del Medio Evo la sua importanza è tale che ancora oggi un trattato in latino sulle eresie e sull’inquisizione, basato sui suoi insegnamenti, viene commentato dagli specialisti.
All’epoca il nostro paese godeva di una discreta autonomia organizzativa.
Apparteneva alla Santa Sede, ma era incorporato in aree diverse ( a volte nei Rettorati di Romagna, altre nei Rettorati delle Marche ), così che fino al 1430, anno in cui cadde sotto il dominio dei Malatesta Signori di Rimini, Sant’Agata Feltria fu sostanzialmente “capitale” di una comunità a sé stante.




La visita

· La Chiesa delle Clarisse in via Battelli mostra evidenti origini romaniche

· Petrella Guidi 

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3. L’epoca Rinascimentale


La seconda metà del quattrocento si caratterizza per lo scontro tra due Signorie rivali: i Malatesta di Rimini ed i Montefeltro di Urbino. In quel periodo, prima di finire sotto la Signoria di Federico da Montefeltro il nostro paese fu saccheggiato ed arso.

“Allorchè venne innalzato al grado di Duca, nell’anno 1464, Federico fece restaurare la Rocca di Sant’Agata e fece costruire un grandioso palazzo tanto che sembrava che il Duca volesse ivi stabilire la propria residenza. Questo palazzo ruinò a causa dell’imponente e spaventosa frana avvenuta nell’anno 1561 .
Nel 1470 Agostino Fregoso, uomo grande della Repubblica di Genova, sposò Gentile Feltria, figlia del Duca Federico di Urbino ed ebbe in dote, col titolo di conte, le terre di Sant’Agata. Da Agostino e Gentile nacque Ottaviano che fu Doge Perpetuo in Genova e Federico che fu Arcivescovo i Salerno e poi Cardinale.
Frattanto Cesare Borgia, nipote del Papa Alessandro VI, perseguendo l’idea di impadronirsi di tutta l’Italia occupò col suo esercito la città di Urbino e poco mancò che in detta occasione il Capitano Spagnolo Pietro Ramirez catturasse lo stesso Duca Guidobaldo se non fosse stato aiutato da Dionigi Agatone Dè Maschi da Sant’Agata. Infatti lo stesso condusse il Duca, unitamente al nipote Francesco Maria della Rovere, nel Montefeltro onde rifugiarli nell’imprendibile fortezza di San Leo. Il Borgia però aveva bloccato tutte le vie che portavano a San Leo. Dionigi allora, per vie traverse, lo condusse a Sant’Agata ospitandolo nella propria casa. Da qui Dionigi affidò Francesco Maria della Rovere a due suoi sperimentati servitori che riuscirono a farlo passare nel dominio fiorentino e di lì a Savona. Il Duca Guidobaldo, invece, travestito da contadino, fu dallo stesso Dionigi portato in salvo a Cesena, da dove si trasferì a Mantova presso la corte dei Gonzaga.
Caduta la potenza dei Borgia, il Duca Guidobaldo, accingendosi a rientrare in Urbino, chiamò per primo presso di sé il fido Dionigi. Anche ad Ottaviano che l’aveva sostenuto fu grato Guidobaldo al quale, anche per i vincoli di parentela, donò la contea di Sant’Agata con atto giuridico conservato nell’Archivio Notarile di Sant’Agata Feltria, dell’anno 1506.
Alla morte di Ottaviano successe nel dominio di Sant’Agata Feltria il fratello Federico”.

Così Giuseppina Maffei, insegnante santagatese riassumeva qualche decennio fa, uno dei periodi più prestigiosi della storia del paese.

Ottaviano e Federico Fregoso furono due personaggi straordinari. A loro furono dedicate opere, poesie e trattati dai letterati dell’epoca.
Ottaviano fu proposto come modello di riferimento di principe liberale e magnanimo nell’opera fondamentale dell’’epoca: il Cortegiano di Baldesar Castiglione.

Federico oltre che vescovo e cardinale fu uomo d’armi e letterato, autore di straordinarie poesie e di lettere proposte ancora oggi nelle antologie della letteratura italiana, e mecenate, ospitava i dotti del tempo nella sua casa di Roma.

Ma il 1500 fu il secolo delle grande frana che sconvolse l’intero abitato di S. Agata, spazzandone via la parte più bella.

La ricostruzione fu guidata da una donna: Lucrezia Vitelli, moglie di Aurelio Fregoso, figlio di Ottaviano e Signore di S. Agata. Mentre il marito combatteva in giro per l’Italia al soldo dei Medici, o del Papa, Lucrezia amministrava la giustizia e ricostruiva il paese. In quegli anni fu costruita la piazza, che prima non esisteva, ed in particolare dobbiamo a lei l’attuale orientamento della Chiesa Collegiata con l’abside a ponente. Fu Lucrezia a donare il terreno alle clarisse per costruirvi il Monastero, ai frati i primi fondi per erigere chiesa e convento, e lo stesso per il convento di San Girolamo.

I Fregoso abbellirono il paese con opere d’arte di inestimabile valore, ed in particolare con il quadro di Pietro da Cortona che si trova nell’altare maggiore di San Girolamo, che è la più bella chiesa barocca del Montefeltro.
Nel 1579 nasceva a Sant’Agata un grande pittore, Giovanni Laurentini detto l’Arrigoni, che operò molto in Romagna. Nel Museo Civico di Rimini, a fianco di piazza Ferrari, è esposto un suo quadro che ritrae la consegna delle chiavi di San Pietro. All’epoca la strada più importante del paese era l’attuale via Battelli, che al termine di una ripida salita costeggiava la chiesa del Soccorso e conduceva verso Perticara e Rimini.

La Signoria dei Fregoso su Sant’Agata finì nel 1660 con la morte di Aurelio II.
Il paese tornò quindi sotto la Santa Sede.


La visita

· Rocca Fregoso sul sasso del Lupo.
· Gli stemmi dipinti dei Fregoso dietro l’altare di San Girolamo.
· Palazzo Maffei, dipinti del 1534 e stemmi nobiliari.
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4. Dal 1660 al 1797


La lunga esistenza del Rettorato di S. Agata non termina con la fine dei Fregoso. 
Questa singolare entità - come la definisce Girolamo Allegretti - pur considerata territorialmente parte del Montefeltro non viene assoggettata al Commissario residente a san Leo, non contribuisce alle spese provinciali, non manda rappresentanti al parlamento feretrano.
La storia di S. Agata, che è la storia di poco meno di una ventina di comunità locali riunite in un Consiglio Generale, è quella di una “Terra in forma di città”. Di un’area e di un paese che aveva tutti i servizi di una città : sanitari, postali, idrici, scolastici, legali, religiosi, di ordine pubblico.... Nel contesto di una regione povera, in paese doveva esservi un benessere più diffuso .

Nella seconda metà del ‘600 il Palazzone, che era stato costruito all’inizio del secolo, viene risistemato allo scopo di accogliere il teatro (sostanzialmente nella forma attuale).

In quegli anni le fiere più importanti duravano tre giorni.

Il 1630 è la data di nascita di Angelo Berardi santagatese, allievo di un altro santagatese, Giovanni Sarti, teorico della musica del quale si continuano a ristampare le opere ancora oggi. Berardi aprì in paese una scuola di musica nel 1669, ed ebbe come allievo Federico Fregoso, un nipote del più celebre cardinale Fregoso.
Nel 1700 sono nati due grandi storici santagatesi, ambedue collaboratori di Ludovico Antonio Muratori, uno dei padri della storia, i loro nomi: Lorenzo Maffei e Luc’Antonio Gentili di Torricella.
Dello stesso periodo è Giambattista Lunadei di Rocca Pratiffi, medico e studioso impegnato nella lotta contro il vaiolo.


La visita

· Il Teatro Mariani.
· La Sala delle Scuderie.
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5. L’Ottocento


Nel 1797 l’esercito pontificio fu sconfitto da quello francese a Faenza, e la Comunità di S. Agata si trovò sotto le forze napoleoniche che esportavano con le armi le idee di uguaglianza e fratellanza. La comunità di S. Agata - con poco entusiasmo - dovette inviare 5 cittadini a Pesaro per giurare fedeltà. La dominazione francese però durò pochi mesi. 
Ma anche il Podestà pontificio nuovamente insediato nell’aprile dello stesso anno rimase pochi mesi per cedere nuovamente alle truppe repubblicane. Quando nel maggio del 1799 gli austriaci, che lottavano per lo stato Pontificio, entrarono a Rimini i santagatesi si rivolsero loro al grido di “Viva la religione, viva il papa, viva l’imperatore !”.

Ancora pochi anni e nel 1808 l’intero territorio urbinate fu annesso al Regno d’Italia di Napoleone. Con i Francesi e con le idee rivoluzionarie vennero soppressi i conventi e gli ordini religiosi. Nel 1810 il Montefeltro fu aggregato al Distretto di Rimini, mentre il cantone di S. Agata fu aggregato a quello di Cesena. Con la caduta di Napoleone nel 1814 furono riaperti i conventi e l’antico Marchesato di S. Agata fu distaccato dalla Romagna e incorporato nuovamente nella provincia di Pesaro e Urbino, nella quale il nostro paese fu capoluogo di Mandamento - come si diceva allora - comprendente Talamello, Mercatino Marecchia e Casteldelci.
“Se con l’occupazione francese i Santagatesi furono poco entusiasti di essere sottratti alla tranquilla devozione a Roma e al Papa, molti di loro ritroveranno però nel Risorgimento l’antico spirito” e le idee rivoluzionarie scoppieranno più volte in quegli anni nel nostro paese, fino a quando nel 1860, l’8 settembre, Luigi Luchesi, capo della Giunta provvisoria del Governatorato di S. Agata Feltria. la proclamò indipendente dallo stato Pontificio e chiese l’annessione al Regno d’Italia.
Molti santagatesi e tra loro in primo luogo Francesco Buffoni diedero il loro contributo alle campagne garibaldine.

Con l’annessione al Regno d’Italia comincia una nuova epoca storica per S. Agata Feltria. Il clima sociale e culturale del paese cambia completamente.
Nel 1876 anche in paese nasce la Società del Mutuo Soccorso, si organizzano forze politiche come quella repubblicana e quella del Libero Pensiero, nascono per affrontare questioni sociali e del lavoro Leghe ed altre organizzazioni ancora.
Ma anche la nobiltà e l’”aristocrazia” locale sanno come esprimersi e farsi valere. Nel 1899 Cosimo Fabri diventa Senatore del Regno.
Nel restaurato Teatro (ma anche nei saloni dei palazzi nobiliari dei Luchesi, dei Fabri, dei Maffei....) si tenevano feste e concerti per i quali S. Agata era nota, e finiva sui giornali dell’Emilia e delle Marche.
A fine secolo in paese abitavano eccellenti medici (il dr Evandro Bellocchi, il dr Giuseppe Raggi, il Dr Zappi ...), notai (Severino Celli) uomini politici di spessore (Francesco Buffoni, Enea Nastasini) e poi imprenditori, possidenti agricoli, artigiani (nel solo laboratorio Ragazzini lavoravano 14 ciabattini) e naturalmente contadini e minatori.
Nasce in questo secolo la Cassa di Risparmio di S. Agata che avrà filiali anche in altri paesi vicini.
La tipografia locale (Torquato Battistini) stampava libri, pamphlet, poesie; si tenevano “accademie” musicali e letterarie, infuocate riunioni politiche per i più diversi problemi, e per festeggiare o commemorare i grandi avvenimenti nazionali. Gli studi di storia locale erano tenuti in grandissima considerazione (Francesco Saverio Giorgi, Francesco Gaudenzi);
Alla crisi che attanagliava le classi lavoratrici si rispondeva progettando e realizzando strade (come quella per Sarsina), finanziando la ricerca di miniere di zolfo, stimolando l’educazione scolastica. Non a caso Pietro Benucci, la generosità del quale permise la costruzione dell’Ospedale nel 1877, fu chiamato “padre dei poveri”.
Il paese pullulava di Confraternite, Opere Pie, ciononostante l’ondata migratoria fu molto forte soprattutto verso la fine del secolo.


Le Scuole


Dal 1781 i frati Minori Conventuali gestiscono nella Rocca una Scuola Media ed il Ginnasio. Dal 1817, a seguito della soppressione di quell’ordine nasce il Pio stabilimento di Pubbliche Scuole, con Liceo e biennio potremmo dire oggi “universitario”.
Nelle scuole di S. Agata in questo secolo insegnarono tra gli altri Guido Paggetti, sacerdote di Scavolo, autore di carmi e pubblicazioni storiche, e Giovanni Luca Buffoni già magistrato imperiale.
Alle scuole di Sant’Agata si formarono tra gli altri il poeta Giacomo Giuliani, il letterato Crescentino Giannini, filologo tenuto in grande considerazione da Alessandro Manzoni e dal Pascoli.


La visita

· Palazzo Fabri-Farini, apparato decorativo.
· Casa Valli, ingresso e apparato decorativo.

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6. Il Novecento


L’inizio di questo secolo è caratterizzato da una grande vivacità politica. Personalità forti in Comune, nella Società di Mutuo Soccorso ...
Scontri tra i diversi gruppi politici ed anche all’interno della Parrocchia che resta senza parroco titolare per oltre 10 anni.
In paese si stampano libretti infuocati contro o a favore il Sindaco, del medico condotto, del prete.
Funziona egregiamente la biblioteca pubblica.
Nel 1919 nasce la seconda banca del paese, la Banca popolare Agricola e Industriale con sede nel palazzo Valli.
Nel 1922 grande festa per l’arrivo dell’illuminazione pubblica, con l’orchestra del Teatro della Scala di Milano e la rappresentazione del Rigoletto per tre sere consecutive.

La grave situazione economica però continua ad allontanare i ceti meno abbienti e con loro gli ultimi rappresentanti della nobiltà del paese.
Il fascismo trova molti adepti fin dall’inizio.
Nel 1925 la Pretura e l’Ufficio del Registro vanno a Novafeltria e a Macerata.
Nel 1934 si ripete una spaventosa frana.

Come era accaduto per la guerra del 1915/18, anche la seconda guerra mondiale costò molto in termini di sacrifici umani alla nostra comunità. Il passaggio del fronte e gli eccidi di Fragheto e di Tavolicci, sono ancora oggi un monito perchè la barbarie della guerra, della violenza e non abbia a ripetersi.

Nel dopoguerra S. Agata organizza, assieme al Comune di Rimini, ed ospita, il primo convegno per la regione Romagna. Un grande avvenimento al quale partecipano anche alcuni deputati della Costituente, che accende i riflettori sul nostro paese. Il paese è in festa per tre giorni.

Ma un altro periodo difficile sta per arrivare. Nel 1964 chiude definitivamente la miniera di zolfo di Perticara, in crisi da anni; migliaia di persone in tutta la zona restano senza lavoro.
Sant’Agata Feltria non si arrende, mentre riprende l’esodo ed aumenta il numero degli emigrati, sia pure lentamente il paese cerca nuove risorse nella produzione di formaggi, nell’industria (nasce la Indel), e più recentemente nel turismo legato alla gastronomia.
Per la prima volta si torna a costruire laddove esistevano le case prima della frana del 1561.

In questo secolo molti coltivano interessi letterari. Un ricordo particolare meritano Giuseppe Valli di San Donato e Libero Torraca, autore tra l’altro di molti testi adottati nelle scuole di tutta Italia.

Oggi Sant’Agata è conosciuta in una vasta area per il tartufo, una potenzialità per ora solo in parte sfruttata. Si continua a cercare di affiancare all’industria altre possibili fonti di sviluppo, compresa quella del formaggio di fossa. Il settore del turismo è appena all’inizio, ed i visitatori della Rocca sono già oltre 30 mila ogni anno. Quanto a Petrella Guidi la sua notorietà è oggi a livello nazionale.
L’area di Romagnano è in piena espansione.
Anche sul versante culturale è evidente una ripresa con il giornale “Rocca”, i Convegni di Studi storici, e dal 1996, con il premio letterario nazionale. Nessun paese del Montefeltro vanta una produzione letteraria così forte come la nostra. Si pensa di aprire un museo a San Girolamo, si progettano nuove fiere, si sono restaurati il Teatro, la Rocca, il Convento delle Clarisse e la maggior parte delle abitazioni private nel centro storico.



Le visite

· La lapide ai caduti della prima guerra mondiale in piazza Garibaldi
· La lapide ai caduti della guerra di Liberazione, a Pesaro, vicino alla casa Natale di Rossini. Tra le altre vi sono le immagini di 5 santagatesi.
· Fosse Ardeatine, Roma. Tra gli altri caduti Giorgio Giorgi di S. Agata.
· Casa di Padre Agostino da Montefeltro

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G.D.